Un piccolo break per provare la self-compassion

black drawing compass

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Provare un senso di interconnessione è fondamentale per la selfcompassion. Serve a riconoscere che tutti gli umani sono “lavori in corso”, imperfetti, che tutti falliscono, commettono errori e vivono disagi nella vita.

“La self-compassion onora il fatto inevitabile che la vita comporta sofferenza, per tutti, senza eccezioni”.

Anche se questo può sembrare ovvio, è così facile da dimenticare. Cadiamo nella trappola di credere che le cose “supponiamo” debbano andare bene, e  quando non lo fanno, cadiamo nella trappola di credere che qualcosa non ha funzionato.

Certo, è molto probabile – anzi inevitabile – che faremo errori e sperimenteremo disagi con frequenza regolare. Questo è completamente normale e naturale.

La self-compassion onora il fatto inevitabile che la vita comporta sofferenza, per tutti, senza eccezioni.

Ma noi non sappiamo essere razionali su questi argomenti. Al contrario, non solo soffriamo, ma ci sentiamo isolati e soli nella nostra sofferenza.

Quando ricordiamo che il dolore fa parte dell’esperienza umana condivisa, tuttavia, ogni momento della sofferenza si trasforma in un momento di connessione con gli altri.

Il dolore che provo nei momenti difficili è lo stesso dolore che anche tu provi nei momenti difficili. Le circostanze sono diverse, il grado di dolore è diverso, ma l’esperienza di base della sofferenza umana è la stessa.

Prova la self-compassion

Questa pratica informale può essere fatta lentamente come una sorta di mini-meditazione, oppure puoi usare le parole come una frase di tre parti da ripeterti quando incontri difficoltà nella vita quotidiana.

Questa pratica è un modo per aiutare a ricordare a noi stessi di applicare le tre componenti fondamentali della self-compassion (consapevolezza, comunione con l’umanità e gentilezza), quando sorgono difficoltà nelle nostre vite. Sfrutta inoltre il potere del tocco rilassante per aiutarci a sentirci sicuri e assistiti.

È importante trovare un linguaggio che sia efficace per te, personalmente: non devi avviare una “discussione interna” sul fatto se le parole per te abbiano un senso. Ad esempio, alcune persone preferiscono la parola “lotta” alla parola “sofferenza”, o preferiscono la parola “sostegno” o “protezione” alla parola “gentilezza”. Prova alcune varianti diverse e poi pratica ciò che funziona per te.

Dopo aver letto queste istruzioni, potresti volerle provare con gli occhi chiusi in modo da poter andare più profondamente verso l’interno.

Pratica di auto-compassione guidata

(Circa 5 minuti)

1. Pensa a una situazione nella tua vita che ti sta causando stress, come problemi di salute, problemi di relazione, problemi di lavoro o altri problemi.
Scegli un problema nella gamma da lieve a moderata, non un grosso problema, poiché vogliamo costruire gradualmente la risorsa dell’auto-compassione.

Visualizza la situazione chiaramente con gli occhi della mente.
Qual è il contesto? Chi sta dicendo cosa a chi? Che cosa sta succedendo? Cosa potrebbe accadere?

Riesci a sentire il disagio nel tuo corpo quando ti viene in mente questa difficoltà? In caso contrario, scegli un problema leggermente più difficile.

2. Ora prova a dire a te stesso: “Questo è un momento di sofferenza”.
Questa è consapevolezza. Forse altre parole ti parlano meglio. Alcune opzioni sono: questo fa male. Ahia. Questo è stressante.

3. Ora prova a dire a te stesso: “La sofferenza è una parte della vita”.
Questa è “umanità comune”.
Altre opzioni includono: Non sono solo. Tutti sperimentano questo, proprio come me. È questo che si prova quando la gente lotta in questo modo.

4. Ora, offriti il ​​gesto di un tocco rilassante. E prova a dire a te stesso: “Possa io essere gentile con me stesso”.
Oppure “Possa io darmi ciò di cui ho bisogno”.

Forse ci sono particolari parole di gentilezza e sostegno che devi sentire ora in questa difficile situazione. Alcune opzioni potrebbero essere: Posso accettare me stesso così come sono. Posso iniziare ad accettare me stesso come sono. Posso perdonare me stesso. Posso essere forte. Posso essere paziente.

Se hai difficoltà a trovare le parole giuste, immagina che un caro amico o una persona cara abbia il tuo stesso problema. Cosa diresti a questa persona? Quale semplice messaggio vorresti consegnare ai tuoi amici, cuore a cuore?
Ora vedi se puoi offrire lo stesso messaggio a te stesso.

(Estratto e traduzione tratto da “The Mindful Self-Compassion Workbook”,di Kristin Neff e Chris Germer).

Sii gentile con te stesso, e metticela tutta.

Ieri sera, ogni tanto me lo concedo, ho scritto su Facebook un pensiero personale che riguarda la mia vita privata.
Il pensiero era questo:

Ogni sera si spegne la luce del comodino e si accendono le preoccupazioni per un momento di vita difficile, che si intreccia con un momento di genitorialità difficile, e con le tante cose difficili perché interconnesse. Mi vengono in mente gli errori commessi, le leggerezze che non so avere, le negatività che non so contenere. Poi mi ricordo che una vita non si giudica da un giorno, e nemmeno da un pugno di anni, ma è nel lungo periodo che si capiscono le cose; e quando questo periodo diventa lungo, anche i piccoli particolari dei giorni un po’ stanchi cambiano dimensione.
Allora mi ricordo di essere gentile con me stessa, e di credere che ce la sto mettendo tutta.
Mi ancoro ai pilastri della vita e provo a pensare al concetto di “sufficientemente buono”. Allora torna il fiato, e il sonno diventa un po’ più facile da accogliere.

Le cose non succedono mai per caso, ed anche il fatto di aver fortemente desiderato di scrivere questo pensiero credo che abbia un senso.

Divagazione:
forse da qualche parte c’è ancora qualcuno che pensa che un terapeuta abbia una vita migliore degli altri, o che possa guarire la sua vita solo in virtù degli studi che ha fatto. Me lo chiedono, me lo dicono. Rispondo sempre che in parte è vero, in parte no, e come sempre dipende dalla persona di cui stiamo parlando.
Ci sono bravi terapeuti, ci sono pessimi terapeuti, ci sono terapeuti dalla vita equilibrata e terapeuti no.

Costantemente ho la sensazione che vita e lavoro, per un terapeuta, siano indissolubili, e questo mi fa spesso pensare che è come per l’essere genitore: per creare insegnamenti di valore devi essere un esempio valido.

Questo mi veniva in mente tra ieri sera e stamattina, quando ripensavo ad un momento in cui mi interrogavo (esattamente come tutti gli altri) su come risolvere alcune situazioni che mi sembrano difficili.
La vita di tutti noi include difficoltà, ma a fare la differenza è l’atteggiamento che noi abbiamo verso queste difficoltà.

Sono una gestaltista, uno dei capisaldi del mio metodo di lavoro è l’accettazione incondizionata del paziente, che si traduce in una fiducia nel fatto che ciascuno di noi cerca di andare sempre nella direzione migliore per se stesso in quel preciso momento (a volte poi non è quella la soluzione che ci fa stare bene, ma questo merita un discorso a parte). Tutti procediamo, per tentativi, verso la spinta vitale alla realizzazione.

Ecco come sono arrivata al fatto che è desiderabile una relazione terapeutica in cui riusciamo a trasmettere all’altro la nostra fiducia, il messaggio che ce la farà, ma è difficile che questo messaggio sia autentico se non comincia da noi stessi.
Tutto comincia da noi stessi.

Tanti di noi si affaticano ad essere molto critici verso se stessi, una critica mascherata dai più alti valori, come l’impegno, la precisione, lo sforzo, grandi progetti per il futuro, e così via.
La sfida più potente e umana per ciascuno di noi, oggi, indipendente dal lavoro che facciamo, è essere gentili con noi stessi.
La gentilezza non è superficialità o lassismo, essere di manica larga e concedersi il disimpegno.
La gentilezza è il messaggio “io sto dalla tua parte”; “vedo che ce la stai mettendo tutta”; “non sarà facile ma avrai dato il meglio di te”.

Guardare le cose da una prospettiva più ampia solitamente aiuta ad avere più fiducia, meno preoccupazioni, ed un atteggiamento vincente verso la riuscita. Come terapeuta, come genitore, come persona, vorrei fare di questo il mio manifesto, e non ho altro modo di farlo che non cominciare da me stessa.

Un limite azzurro come il cielo

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Avrai sentito dire che i limiti possono diventare risorse, e che il cambiamento prevede il superamento dei propri limiti.
A volte immaginiamo questi limiti come qualcosa di brutto, che ci sta stretto, ci vincola e rende grigio il nostro esistere.

Guarda invece l’immagine qui sopra: il personaggio alza un velo fatto di nuvole e cielo azzurro. Cosa vuol dire questo?
Spesso i nostri limiti sono piacevoli da guardare: non ci sentiamo pienamente realizzati ma ci sono ambiti della nostra vita, la così detta “zona di comfort”, che sono circondati da confini che non sono poi così male. Questo ci rende difficile migliorare.

Il motivo è semplice: niente succede per caso, e quando nasce qualcosa (un’idea, un comportamento, un modo di reagire alla realtà) è sempre per il migliore dei motivi. Tutto quello che si struttura nella nostra personalità lo fa per la migliore delle intenzioni. Perché allora alcuni comportamenti diventano “disfunzionali” per noi, e così difficili da abbandonare?
(Pensiamo al fumare, alla timidezza, al mangiare troppo, o ad altri “sintomi”).

Facile: perché restiamo ancorati al passato e ci abituiamo a guardarli come parte fissa del nostro scenario. Non è sempre masochismo: non ci immaginiamo in una gabbia dalle pareti tetre. Come questo personaggio in foto, spesso noi vediamo semplicemente un cielo azzurro pieno di nuvole laddove invece c’è un paesaggio sconfinato ancora da attraversare.

Ma è possibile squarciare il velo e attraversarlo? Come è possibile andare oltre?

Ci sono diversi approcci al cambiamento.
Non sempre cambiare ti richiede di “fare” tanto, a volte è necessario smettere di fare.
È un impegno attivo, non una resa.

A volte per cambiare bisogna imparare a “centrarsi su se stessi”.

Il nostro corso è un’occasione per fermarti ad ascoltare le esperienze sulla tua pelle, cercare il limite azzurro come il cielo, e provare a sollevarlo per vedere cosa c’è oltre.

Possiamo riservarti un posto nella nostra esclusiva accomodation. Per info e prenotazioni segui l link.

Brochure Corso Benessere

Ti aspetto,
Marcella

Al timone della tua vita

Ti sei mai sentito come se fossi solo un passeggero nella tua vita, senza nessun potere di influenzare ciò che ti capita?

Certe volte potremmo sentirci in balìa degli eventi quotidiani, deboli e vittime delle circostanze.

Ma possiamo reagire alla sensazione di impotenza, diventando consapevoli del nostro potenziale, scoprendo che abbiamo il potere di costruire la nostra felicità e il nostro benessere. Tutti possiamo. Diventando consapevoli, diventiamo liberi.

al timone della vita

Se il tema della consapevolezza ti incuriosisce, iscriviti al nostro corso: avrai la possibilità di vivere una vacanza diversa dal solito. I posti sono limitati.

Segui il tag perCorso benEssere su questo blog.

Come stai usando il tuo tempo?

Caro lettore,

hai un’opportunità per diventare un esperto conoscitore del tuo tempo e della tua vita. Chi meglio di noi stessi dovrebbe conoscere cosa ci rende felici ed equilibrati? Eppure talvolta non siamo contenti di come vanno le cose. A volte vorremmo migliorare alcuni aspetti e non sappiamo come fare.

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I corsi partiranno ad ottobre.

Nel tempo che trascorreremo insieme avrai la possibilità di visitare nuovi luoghi ma anche di imparare a viaggiare dentro di te.

Divertimento, relax e apprendimento saranno una cosa sola.

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ti riserveremo un posto nel corso a numero chiuso che ti mostrerà come la consapevolezza si intreccia alla crescita per migliorare la qualità della vita.

Per cambiare non occorre stravolgere tutto, basta imparare ad essere quello che sei. Vieni a scoprirlo insieme a noi.

Ti aspetto.

BenEssere in Corso: a chi è rivolto

Era un giorno di primavera quando io ed Erica ci siamo incontrate per parlare di un progetto: la possibilità di dare nuovi significati all’esperienza di vacanza, di dare una nuova ricchezza all’idea di viaggio interiore.

È nato così il progetto benEssere in corso: un nuovo modo di intendere il viaggio, la vacanza, l’esplorazione del territorio e di se stessi.

sentiero in montagna

“Viaggiare non è solo vedere nuove terre, ma avere nuovi occhi”.

Il nostro obiettivo è regalarvi l’intensità di un’esperienza che sia completa, che intenda il benessere sia in senso fisico che mentale, emotivo, spirituale. Perché mente&corpo, si sa, sono un’unica inscindibile unità alla quale apparteniamo, e che ogni tanto trascuriamo a causa di stress, fretta, responsabilità e preoccupazioni.

Numerose ricerche provano come le tecniche basate sulla consapevolezza di sé migliorano la qualità della vita in senso olistico. Questo significa che aumentano la percezione del proprio benessere, ma anche che influiscono positivamente sul sistema cardiovascolare, sulla qualità della pelle, del sonno, dell’alimentazione e alleviano alcuni disturbi come ansia, cefalee, il tono dell’umore.

Questo non significa che per partecipare bisogna essere affetti da qualche patologia: è sufficiente sentire il desiderio di prendersi cura di sé, migliorare la propria vita, o rendere produttivo il tempo di una vacanza che sia anche opportunità di crescita.

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Se vuoi imparare come:

  • rilassare mente e corpo
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  • migliorare il tuo stato di salute
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